MUSA 2017

Al primo piano del Museo Salterio tre finestre portano il visitatore dinanzi a un panorama rurale, al centro del quale regna il naviglio pavese. Ci vuol poco ad accorgersi che quella veduta è in realtà virtuale: le tre finestre sono tre lettori multimediali sincronizzati dove il visitatore può affacciarsi alla scoperta del mondo agricolo che governava le terre di Zibido San Giacomo e di tutta la bassa. La tecnologia diventa allora strumento per riscoprire la tradizione: un tablet consente ai fruitori di selezionare fino a cinque temi che, attraverso le voci di due testimoni del tempo, narrano il lavoro, le abitudini, le usanze domestiche e i momenti che hanno segnato l’identità del territorio.
Ad avvalorare il racconto, uno schermo touch screen posto all’ingresso del museo permette sia di visionare rapidamente ricette tradizionali e la mappa di tutte le cascine storiche aperte alla vendita al pubblico, sia di sfidarsi con i tre giochi multimediali ispirati all’immaginario scaturito dalla realtà locale. Per ultimo un’implementazione alla già esistente sala multimediale (Clicca qui per maggiori informazioni) ha fornito questa di quattro visori per la realtà virtuale, che restituiscono suggestioni legate alla vita in cascina attorno agli anni '50 del secolo scorso.

Dallo sviluppo del progetto MI_LAND del 2013, MUSA - Museo Salterio - ha assunto l’incarico di raccontare il paesaggio agrario ed agroalimentare del territorio della bassa milanese, con particolare riguardo per le terre di Zibido San Giacomo. Fiore all’occhiello di questa narrazione è lo Spazio multimediale: un allestimento interattivo realizzato da Kaos Produzioni in collaborazione con il Politecnico di Milano sul tema delle marcite, tecnica colturale caratteristica della pianura padana. Nel 2017 quello stesso spazio è stato implementato. Ai valori immateriali del paesaggio si è voluto questa volta approfondire l’elemento umano: la vita di cascina, con i suoi riti, i suoi mestieri e la sua poesia.

L’implementazione è avvenuta attraverso più interventi, volti a valorizzare le diverse aree del Museo. Nello spazio convegni si è allestito uno spazio scenico dedicato, all’interno tre lettori multimediali azionati da un tablet, che consente ai fruitori la scelta, sincronizzano tre monitor dove testimonianze audio/video di alcuni membri della comunità zibidese, raccontano il lavoro, le abitudini, le usanze domestiche, e anche momenti che hanno segnato l’identità del territorio; come quando la Domenica alcuni professori della Scala arrivavano in campagna e, in cambio di un pranzo campestre, portavano musica e allegria, facendo ballare i giovani delle cascine al suono di operette e ballabili. La funzione primaria di questo intervento è quella di acquisire, anche nel tempo, testimonianze di vita passata e le relative trasformazioni contemporanee e renderle fruibili ad un pubblico vasto.

Sempre nell’area dell’allestimento scenico dello spazio convegni è collocata la novità tecnologica del Museo: quattro visori per la realtà virtuale. Tramite essi si ha la possibilità di accedere a quattro storie che consentono un’esperienza immersiva di vita in cascina; l’utente si ritrova perciò al centro del racconto, potendo osservare antichi mestieri, la stalla con gli animali, la chiesa di Zibido e la preparazione della contadina che si prepara per la messa.

Nello spazio multimediale già allestito negli anni scorsi, verrà creata una nuova installazione audio video per cinque videoproiettori sincronizzati che implementa le precedenti, dando spazio alla vita di cascina e ai suoi protagonisti. Un’ultima importante novità è lo schermo touch screen sito all’ingresso del Musa. Al suo interno attraverso software di ultima generazione è stato possibile il recupero di antiche ricette locali, di una mappatura delle più importanti cascine di Zibido San Giacomo, e di una proposta di videogames interattivi basati sull’immaginario che attinge dalle campagne zibidesi - ideale per intrattenere giovani visitatori o scolaresche in gita.

Progetto e realizzazione
KAOS Produzioni
2017

Credits:
Direzione Artistica: Stefano Gargiulo
Immagini ed Editing: Mattia Galione
Musiche e sound design: Bruno Troisi
Ricerca e adattamento testi: Angelo Mozzillo
Interazioni e messa in onda: Antonio Spagnuolo
Scenografie: Bettina Colombo
Post Produzioni e motion Graphics: Giorgio Siravo
Fonico di presa diretta: Davide Perra
Assistente di ripresa: Magdalena Lizarraga
Illustrazioni: Ilaria Parversi
Interpreti: Emma Leoni, Ludovica Liera


Abiti di scena: Collezione Guerzoni
Allestimenti: Bianchi e Bianchi
Impianti: R.I. di Raimondo Iannone


Musica:
Le canzoni popolari El gamba di lègn, O macchinista, E mi la donna bionda e Sciur padrun da li beli braghi bianchi sono interpretate da Umberto Fiori, Emma Leoni e Annamaria Valli

Ringraziamenti:
Piero Garbelli
Gabriella Fontana
Andrea Pellini
Roberto Colombo
Francesca Pesenti e Cascina Femegro
Giovanni Lesmo e Cascina Viano
F.lli Rossi e Cascina Tavernasco


Testimonianze audio/video:
Angelo Sperati, Anna Roeda, Francesco Lesmo e Antonietta Savoia


Articolo del Corriere della Sera del 07/11/2017
Milano, le mondine sono digitali. Viaggio tecnologico nel museo-fienile

I canti all’alba, il freddo, il factotum delle risaie: la vita contadina raccontata con tablet e opere sonore. La vita nei campi di Cascina Salterio di Moirago

«Novembre era il mese dei matrimoni e dei sanmartin, i traslochi dei contadini. Con l’ultimo raccolto d’autunno scadeva anche il contratto con il padrone e i braccianti erano liberi di cambiare cascina. E c’era il tempo di sposarsi». Anna sorride e nel suo racconto si stemperano anche le fatiche e la durezza della vita da mondina nelle risaie della Bassa milanese. «La mattina alle cinque ci si alzava e si andava nei campi a strappare il riso. Mi chiamavano “la piccinina”, ma non per l’età: avevo già 15 anni. Piccinina perché dovevo imparare». All’epoca, nei campi di Cascina Salterio di Moirago, frazione di Zibido, c’erano 200 mondine.

A 14 anni lasciavano la famiglia e salivano dal Cremasco e dal Bresciano per la monda del riso. «Ma non c’erano solo le mondine. C’erano il fabbro, che con la forgia risolveva tutti i problemi, il camparo che governava le acque, il maiolica che veniva in cascina a vendere stoffe e stoviglie, il fa tuc, che appunto faceva tutto e sostituiva chi si ammalava», racconta dalla sua bottega Angelo, 90 anni passati e nessuna voglia di smettere di lavorare il ferro.

Oggi, queste preziose testimonianze riemergono dal passato nella stessa cascina che le ha viste nascere — perché chi racconta lavorava proprio qui — e che ospita il Musa, il Museo salterio — officina del gusto e del paesaggio di Zibido. I racconti di Anna, Angelo e degli altri protagonisti della vita rurale del complesso agricolo sono stati filmati e ora si affacciano dalle finestre virtuali del museo. I canti delle mondine, il rumore del vento tra le spighe, i volti dei braccianti segnati dal tempo: tutto è stato raccolto in un percorso multimediale con tablet, schermi touch e installazioni sonore e luminose che accolgono bambini e adulti in quello che una volta era il fienile e l’ex stalla di Cascina Salterio.. Grazie alla nuova area multimediale, progettata e realizzata da Kaos Produzioni, i visitatori possono immergersi nella vita contadina dei primi del Novecento. Il complesso agricolo, nato nel Quattrocento e rimaneggiato fino a diventare la tipica struttura rurale lombarda ottocentesca, era stato pensato dal proprietario, Luigi Salterio, come un piccolo villaggio. Una sorta di Crespi d’Adda dell’agricoltura, affacciata sul Naviglio Pavese. All’inizio del Novecento, Salterio aveva voluto realizzare accanto agli alloggi dei braccianti anche un asilo per i loro figli, donato al Comune nel 1938.

Ancora oggi, resta di quegli anni la maestosa corte d’onore che conduce alla casa padronale con tanto di giardino storico, ghiacciaia, laghetto e limonaia, accanto alla pila, dove veniva accumulato il riso raccolto. Nei mesi scorsi, per ricreare i frutteti dell’epoca, attorno al museo è stato realizzato un giardino botanico grazie alla collaborazione con l’Orto botanico di Brera, il Politecnico e l’Università degli studi di Milano. «Abbiamo trasformato il Musa nel luogo della memoria dove la tecnologia è al servizio della tradizione. Un laboratorio aperto alle nuove generazioni affinché riscoprano la vocazione agricola del nostro territorio», commenta con orgoglio il sindaco di Zibido, Piero Garbelli. Un risultato per nulla scontato per un progetto di riqualificazione che ha avuto una lunga e complicata gestazione, segnata da ritardi e ricorsi. «Non tutti i finanziamenti garantiti dagli operatori privati sono arrivati. Fortunatamente abbiamo potuto contare anche su fondi ministeriali», precisa il primo cittadino. In pista per completare il progetto del museo che rende le mondine «digitali», accanto al Comune di Zibido, sono scesi Regione Lombardia, Fondazione Cariplo, Università degli Studi di Milano, Politecnico di Milano, Università degli Studi di Pavia e Fondazione Per Leggere.

di Olivia Manola


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