Il Corpo dell’Idea - Immaginazione e linguaggio in Vico e Leopardi

Il concept del progetto exhibit e multimediale si fonda sullo studio dei rapporti tematici tra Giambattista Vico e Giacomo Leopardi: attraverso un lungo lavoro sui testi si è giunti a un dialogo immaginario tra i due autori, dal quale nascono l’ambientazione scenica e una sceneggiatura. Il titolo della stessa mostra nasce da una considerazione che Leopardi annotò nel suo Zibaldone: “L’intelletto non potrebbe niente senza la favella, perché la parola è quasi il corpo dell’idea la più astratta”.
Se quindi la parola è il nodo concettuale della mostra, la materia, il corpo, ne è la narrazione. Materia che di volta in volta veste forme diverse: i testi delle fonti; le immagini del linguaggio del corpo, le scultoree presenze mitologiche. Nel progetto espositivo la parola prende forma di scrittura amanuense: il pensiero e il linguaggio di Vico e Leopardi segnano il perimetro dello spazio scenico come stazioni di un viaggio, incorniciati all’interno di scolii medievali.


Il dialogo si materializza dapprima attraversando una simbolica biblioteca dove le fonti comuni esposte sono narrate da una voce che si attiva al passaggio del visitatore. Sono le origini del pensiero dei due autori, ma anche quelle dell’umanità stessa: a segnare il tempo in questa biblioteca il mito dell’Origine assume forma circolare accogliendo al suo interno le immagini in movimento di due corpi, quelli di Gea e Urano, in un groviglio generatore e vivificatore.

Si apre il mondo degli Dei: sulla superficie di un mappamondo, come un “gran Corpo animato”, sono riprodotte le visioni cosmogoniche degli antichi, che lo spettatore può svelare attivando il sistema di interazione. Il richiamo alla natura e il rapporto che i primi uomini hanno con essa ha nella mitologia la chiave di lettura: un torso vigoroso e statuario si anima di immagini e suoni di una natura primigenia e inviolata, e di forme e sembianze umane che sinuosamente si fondono con essa. Sulla via del mito, tra presenze di sculture marmoree, si apre la seconda sezione alla scoperta degli Eroi. Come in un’azione scenica, rifacendosi all’iconografia greca classica, una figura in ombra interpreta le gesta dell’Iliade, si munisce di spada ed elmo, diviene guerriero: ecco che si rivela Achille. Movimenti sicuri e fieri, conosciuti e ripetuti con estrema cura, di cui il corpo si è appropriato.

Si arriva al nucleo nodale della mostra, dedicato agli Uomini e al farsi della conoscenza. Se finora le parole dei due autori venivano fissate nelle scritture riprodotte sul perimetro della sala, qui prendono corpo nelle voci degli attori Nello Mascia e Pietro Pignatelli. Il dialogo immaginario è reso possibile dalla fusione di sonorità e immagini che si compongono e affiorano da un cumulo di foglie: emergono i primi uomini che, atterriti dal fragore di un tuono e spinti da Curiosità e Maraviglia, con lo spirito proprio dei fanciulli, come in una favola cercano di dare nome e significato alla natura che li circonda; da suoni primordiali e ancestrali nascono le parole, e da esse le lingue dei popoli, la poesia, la filosofia e la civiltà. Ma l’eccesso di civiltà, generato dal predominio della ragione sulla passione, conduce alla barbarie e alla decadenza dell’uomo. Si arriva a un divario fra i due pensieri, che si accentua quando diviene centrale il tema della salvezza: se per Vico essa è costituita dalla “Provvedenza”, per Leopardi, che chiude il dialogo, “vòte son le stanze dell’Olimpo”.

Il visitatore è ora condotto a seguire il pensiero di Leopardi verso un’ultima installazione: il tema è La Ginestra e qui il corpo è assente, almeno all’apparenza. Lo spettatore è solo, in un “non-luogo”, davanti a sé uno specchio, un microfono e gli ultimi versi della poesia scritta da Leopardi alle pendici del Vesuvio: man mano che si recitano i versi, alle sue spalle un microcosmo di particelle si compone, restituendo un’immagine in cui egli stesso si trova immerso. La sensazione è di sentirsi parte di un tutto che lo spettatore contribuisce a generare, perché è la sua parola riflessa in uno specchio a dare corpo e senso all’immagine.

Progetto prodotto ed organizzato dalla Biblioteca Nazionale di Napoli con il sostegno della Regione Campania

In collaborazione con il Polo Museale della Campania e Palazzo Reale di Napoli
Concept | Fabiana Cacciapuoti, Stefano Gargiulo
Progetto exhibit e multimediale | Kaos Produzioni
Direzione artistica e regia | Stefano Gargiulo
Sceneggiatura e adattamento testi | Angelo Mozzillo, Fabiana Cacciapuoti, Stefano Gargiulo
Sound designer e musiche originali | Bruno Troisi
Immagini video | Mattia Galione
Progetto software e interazione | Antonio Spagnuolo
Disegno scenico | Stella Calculli
Coordinamento e Produzione | Giuliana Carbone
Editing, Postproduzione e Mapping | Mattia Galione
Direzione tecnica | Antonio Spagnuolo
Motion Design | Giorgio Siravo
Assistenti | Emma Leoni, Beatrice Penagini
Backstage | Tommaso Vitiello
Voci | Nello Mascia, Pietro Pignatelli e con Giuliana Carbone
Performers | Ariella Vidach, Nicola Cisternino, Matteo Galli, Sara Sguotti con la partecipazione di Teresa Siria Gargiulo
Calligrafi | Giorgio Siravo, Beatrice Penagini, Emma Leoni

Kaos Produzioni 2019
“Il corpo dell’idea. Immaginazione e linguaggio in Vico e Leopardi” è una straordinaria mostra alla Biblioteca nazionale di Napoli

di Mario Laporta – 22 marzo 2019
Juorno.it

È un disegno di Oreste Zevola, che accoglie i visitatori alla mostra/installazione “Il corpo dell’idea. Immaginazione e linguaggio in Vico e Leopardi” una straordinaria mostra dedicata a Giacomo Leopardi e Giovanbattista Vico con la curatela di Fabiana Cacciapuoti e Maria Gabriella Mansi organizzata dalla Biblioteca Nazionale, diretta da Francesco Mercurio, con la collaborazione del Polo museale campano e del Mann, sostenuta dalla Regione Campania inaugurata presso la sala Dorica a Palazzo Reale come apertura del Bicentenario dell’Infinito di Giacomo Leopardi.

Nella mostra si possono ammirare gli originali, accompagnati da testi del Cinquecento e Settecento, autografi della Scienza Nuova di Giambattista Vico, lo Zibaldone di pensieri, le Operette Morali, la Primavera, lo Stratone da Lampsaco, la Ginestra di Giacomo Leopardi e altri preziosi scritti esposti in una cornice arricchita dalle statue provenienti dal Museo di Palazzo Reale di Napoli e dal Museo Archeologico nazionale di Napoli. Mostra basata sul rapporto tra i testi dei due autori, in particolare Scienza Nuova e Zibaldone di pensieri, dove l’analisi dei testi ha consentito di individuare dei nuclei tematici comuni nella linea dell’interpretazione antropologica della realtà.

Il raffinato percorso della mostra ci accompagna in giochi di chiaroscuro, con luci e profondi neri permettendo la visione dei preziosi autografi e di due diversi mappamondi, uno storico, l’altro tecnologico, immergendoci in un ambiente che sprona la concentrazione e stimola i sensi della vista regalandoci sensazioni di stupore e ammirazione come da sempre ci ha abituato con i suoi allestimenti il direttore artistico e progettista mutimediale Stefano Gargiulo. Tutto il progetto multimediale della esposizione fondato sullo scambio continuo e reciproco tra Vico e Leopardi si snoda idealmente in tre sezioni, dedicate rispettivamente agli Dei, agli Eroi e agli Uomini, in un dialogo che sembra non appartenere ad un tempo e uno spazio finito, ma tuffato in un flusso profondamente immerso nella contemporaneità inducendo il visitatore alla lettura dei testi e alla recitazione delle Ginestra in una sala che accende l’infinito cielo stellato ogni volta che si declamano le parole del giovane favoloso.



Cliccando sul tasto "Accetta", acconsenti all'uso dei cookie. Cookie Policy

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi