Carosello Napoletano - Museo e Real Bosco di Capodimonte

“Carosello Napoletano” è il nome scelto per l’installazione multimediale progettata e realizzata da Kaos Produzioni all’interno della Sala della Culla del Museo e Real Bosco di Capodimonte, che chiude il percorso di visita della mostra “Napoli, Napoli. Di lava, porcellana e musica”.
Capodimonte è luogo al tempo stesso spettatore e attore di un’epoca - il Settecento e il periodo del regno borbonico - frenetica e seducente, unica e contraddittoria, ricca di fascino, di ingegno creativo che diventa produttivo, che ha reso Napoli vera capitale di un regno al suono roboante delle continue esplosioni ed eruzioni del Vesuvio di quegli anni.



Un luogo che mette in scena se stesso e la sua relazione con la città, con il Teatro San Carlo con il quale condivide la paternità, con la scoperta di Pompei che il Vesuvio restituisce dopo secoli di soffocante protezione.

L’uso delle tecnologie multimediali e del videomapping permette di valorizzare al meglio lo spazio creando un dialogo tra passato e presente, in un fluire di immagini e suoni che lo trasformano in una grande macchina teatrale.

Il racconto si apre con feste di palazzo e balli in maschera, figurini dei costumi del Teatro San Carlo volteggiano a passo di danza; tra vocalizzi e accordature di strumenti ci si prepara ad andare in scena: si alza il sipario e sul palcoscenico si assiste all’opera L’Osteria di Marechiaro - messa in scena da Roberto De Simone nel 2001, finché il rombo di un tuono non interrompe lo spettacolo. Un’esplosione di fuochi d’artificio illumina i quadri presenti in Sala, mentre al suono di tammorre e litanie la terra comincia a tremare: il Vesuvio fa sentire la sua voce e lo spettacolo pirotecnico si trasforma in un’eruzione di lava e lapilli. In questo scenario che oscilla tra la morte e la vita solo un’invocazione a San Gennaro può fermare la catastrofe. Ma la morte a Napoli non è definitiva, ma apparente, pronta ad assumere significati altri e a generare nuova vita.

Credits

Kaos Produzioni progetto e realizzazione

Stefano Gargiulo direzione artistica e regia
Mattia Galione editing e postproduzione
Antonio Spagnuolo progetto software e interazione
Bruno Troisi sound designer ed elaborazione musicale
Stella Calculli videomapping
Giorgio Siravo motion design
Giuliana Carbone produzione e ricerca iconografica
Tommaso Vitiello backstage
Coordinamento e Produzione | Giuliana Carbone

Si ringrazia per i riferimenti iconografici
Biblioteca Nazionale di Napoli “Vittorio Emanuele III”
Museo del Tesoro di San Gennaro
Cimitero delle Fontanelle

Articolo di Repubblica del 21/09/19
Il “Carosello “ di Gargiulo, l’arte diventa animazione

Nella Sala della Culla la videoinstallazione dell’artista: un viaggio nella storia di Napoli

Stefano Gargiulo si ritiene un artista “emigrante educato al bello da Napoli”: sul suo profilo Facebook ha messo la scena del film in cui Massimo Troisi si difende dalla solita associazione tra “emigrante” e “napoletano”. Direttore artistico di Kaos Produzioni, è andato via a 19 anni e ha frequentato l’Accademia di Belle arti a Milano, dove è diventato scenografo. Sua è la trasformazione (temporanea) ma straordinariamente viva della Sala della Culla. Lì, per il tempo della mostra di Capodimonte, si vedrà la fantasmagoria di quello che lui ha battezzato “Carosello Napoletano”: una videoinstallazione in cui si viaggia attraverso l’intera storia di Napoli e le sue suggestioni più intense. Una vera sorpresa. «Nel maggio 2018 Sylvain Bellenger attraverso il San Carlo con cui ho collaborato per un progetto su Rossini, mi espose la sua idea di mettere in scena materiali di repertorio del San Carlo, per rendere lo stesso spazio di Capodimonte simile a un teatro: un gemellaggio, visto che reggia e Massimo sono figlio dello stesso padre. Si parte con il loop delle finestre del palazzo che, essendo una mostra senza luci naturali crea uno spazio di areazione prospettica sulla città e di luce virtuale». La sala allestita da Gargiulo, specialista nella resa di storie, storia e cultura attraverso i nuovi linguaggi per valorizzare beni materiali e immateriali, chiude la mostra “Napoli Napoli”.

«Siamo intervenuti scenicamente solo con strutture di supporto tecnologiche», spiega Gargiulo. La magia è che nella grande sala gli arredi e i dipinti sono rimasti al loro posto, ma appaiono come cartoni animati, confondendo piacevolmente lo spettatore. Così Capodimonte vive il suo “Fantasia”. «Abbiamo utilizzato quello che in gergo si chiama “mapping interno”: camino, quadri e tutto il resto sono stati rifotografati in alta definizione e poi riproposti lavorandoci su diversi livelli. il quadro, una volta riproiettato, viene illuminato dalla luce frontale del proiettore messo a registro esattamente sulle dimensioni della tela incorniciata. Poi abbiamo manipolato l’immagine fotografica, sfumandola, sovrapponendo altro, e così via». Così è diventata luminosa come un cartone animato.
«Avevo del materiale della mia mostra su Paisiello». E lo spazio? Una piazza d’armi, molto diversa da com’è di solito nel museo: «Ho immaginato la solitudine di un neonato regale in quella sala di 16 metri e mezzo per 16 e mezzo per 16 d’altezza: ora i bambini li fanno stare di preferenza in stanzette che ricordino l’utero materno». In quello spazio, diventato domestico, sia pur di sangue blu, Gargiulo ha inserito una gallina, un topino, un gatto per renderlo familiare. Torna spesso per lavorare a Napoli, al contrario dell’ “emigrante”

ntellettuale classico: «Napoli ti educa al bello anche se non te ne accorgi: è talmente piena di dettagli, e osservarla offre molto, al contrario di altre città». I “quadri” dell’“esposizione” animata di Gargiulo comprendono le feste di corte con i bozzetti dei costumi del San Carlo: ballerine ritagliate e animate, sipari che si aprono ed ancora il “trucco e parrucco” di preparazione alla messa in scena di un’opera nelle fotografie di Luciano Romano, e poi gli stessi oggetti esposti in mostra: «Le abbiamo animate come carte da gioco per dare l’idea della preparazione di uno spettacolo scelto non a caso: l’“Osteria di Marechiaro” di De Simone». Tra i quadri della videoinstallazione c’è l’eruzione, la festa della città, San Gennaro e il culto dei morti e poi la vita dopo l’eruzione, con il verde del Bosco che rientra dalle finestre. «Segmenti di verità misti alla finzione. Fellini rispose a chi gli domandava perché non facesse un film su Napoli: “Perché la realtà supera l’immaginazione”. Napoli teatro all’aperto, solo a Buenos Aires ho provato sensazioni simili».

-- Stella Cervasio
© riproduzione riservata



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