Caro Gioachino...

Sergio Ragni, importante collezionista di Rossini e curatore del suo epistolario, incontra nella sua casa museo un ospite inatteso: Marie-Henri Beyle, in arte Stendhal. Un incontro carico di tensioni. Sergio Ragni ha finalmente l’occasione di confutare e contestare ciò che in forma romanzata Stendhal scrive nella biografia “Vie de Rossini” scritta quando il compositore era ancora in vita e da subito criticata dal maestro oramai lontano dalla ribalta dei grandi teatri d’opera dell’epoca.
A fare da cornice ai loro battibecchi Isabella Colbran prima moglie del compositore e presenza di primo piano nella casa museo di Sergio Ragni, Domenico Barbaja impresario del Teatro San Carlo e figura mitica nel mondo teatrale europeo della prima metà dell’ottocento, il dott. Cotugno illustre medico napoletano vissuto a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento e testimone del periodo napoletano di Rossini.
Credits:
Prodotto da Fondazione teatro di San Carlo in collaborazione con RAI CINEMA
Progetto e realizzazione Kaos Produzioni
Regia Stefano Gargiulo
Consulenza scientifica Sergio Ragni
Riprese video editing Mattia Galione
Sceneggiatura Angelo Mozzillo
Registrazione ed editing audio Bruno Troisi
Cast: Pietro Pignatelli, Sergio Ragni, Carmela Remigio, Roberto Moreschi
Articolo di Repubblica, edizione del 13/08/2018
Un docufilm sulla vita di Rossini quando Napoli era Hollywood

Stefano Gargiulo dà voce alla storia con la sua arte di regista e di videomaker. Fatti e racconto del passato potrebbero restare muti e non comunicare con gli attori del presente, se non si trovasse la chiave per farli ritornare in vita in un modo sufficientemente coinvolgente per un tempo in cui la comunicazione sembra facile e invece è difficilissima: il nostro. La camera sembra entrare in un’infilata di stanze. È il teatro della grande musica di Napoli, il San Carlo che era la Hollywood dei compositori, un banco di prova per il successo, che se arrivava, era definitivo. Gargiulo, che lavora sugli archivi e sul loro valore di testimonianza viva e non polverosa, ha girato un docufilm per i 150 anni dalla morte di Gioachino Rossini che ora, prodotto dalla Fondazione Teatro di San Carlo in collaborazione con Rai Cinema e realizzato dalla Kaos Produzioni di Gargiulo, sarà presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, selezionato per la Giornata degli Autori il 3 settembre.

Il docufilm “Caro Gioachino...” sul San Carlo e su Rossini sarà uno dei due omaggi della serata veneziana, l’altro sarà dedicato a Kiarostami, come annuncia il programma della quindicesima edizione delle “Giornate degli Autori”. Una vetrina internazionale che parla bene di Napoli e mette in luce gli aspetti più pregnanti dal punto di vista della sua storia culturale. In questo “cannocchiale” di stanze di cui si offre la prima inquadratura che sono ls sale del teatro, va in scena una serie di colloqui, con soprani in prova accompagnate al pianoforte e medici che si lamentano dell’effetto straniante di tante opere di Rossini specialmente sulle pazienti. Dialoghi tra personaggi di allora s di oggi, ls cui sorti sono mescolate su un set speciale: la casa-musso di Sergio Ragni a Villa Belvedere al Vomero.

Ragni è uno dei più noti collezionisti di cimeli rossiniani e co-curatore degli epistolari del Cigno di Pesaro insisme con Bruno Cagli. Gli attori e coloro che come Ragni interpretano sè stessi, parlano al posto di alcuni dei protagonisti della biografia di Rossini: Isabella Colbran, la famosa soprano, ex amante dell’impresario Barbaja — quello che nel “Corricolo” di Dumas murò vivo Rossini che non terminava di scrivere l’Otello — poi diventata moglie del musicista; lo stesso Domenico Barbaja e Henri Beyls in arte Stendhal, che nel ‘24 ha scritto “La vis de Rossini”; Cotugno, che collega lo scrittore francese al musicista facendo cenno a quella che sarà poi definita la “sindrome di Stendhal”, ossia la fascinazione questa volta non esercitata da un monumento sul visitatore, ma dalla musica di Rossini.

«Napoli era allora la capitale musicale europea e l’orchestra del San Carlo la più acclamata», scrive un librettista e scenografo al padre di Rossini, per informarlo del successo dsl figlio che dal 1815 al 1822 sarà direttore musicale del Massimo napoletano, e con queste parole comincia il docu-film, introducendo lo spettatore in un racconto visivo dove la fotografia fa la parte del leone. Bella l’inquadratura della silhoustte di Barbaja che come un’ombra tornata dall’aldilà rinfaccia al busto di Rossini di non aver accettato la sua proposta di tornare a Napoli per l’inaugurazione del colonnato di piazza Plebiscito: ingratitudine che si legge in una delle lettere dell’epistolario. Di Gargiulo a Napoli si può vedere il percorso multimediale “Kaleidos” realizzato nel 2016 per l’Archivio storico del Banco di Napoli in via Tribunali 213. Anche in questo caso sono le carte a parlare, diventando lo schermo sul quale viene proiettata l’immagine della città di fuori, fatta di vicoli, accostati per similitudine ai corridoi infiniti e labirintici dell’archivio dell’antica banca. Grazie a questo percorso, i documenti che se ne stanno muti negli scaffali, vengono “illuminati” e riportati in vita per la contemporaneità: tra ls cose più curiose, scopriamo che l’archivio aveva un ospite eccellente e fisso, immancabile, un gatto che doveva tenere lontani i peggiori nemici della carta, i roditori. Quindi la banca stanziava una cifra per il mantenimento del felino.
(Renata Caragliano, Stella Cervasio)



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